Description:La ricostruzione delle vicende che hanno portato alla formazione delle collezioni presenti all'interno del Museo Centrale del Risorgimento di Roma deve partire da una premessa necessaria, volta a chiarire alcuni nodi fondamentali sulle dinamiche della conservazione delle memorie del Risorgimento e sulla loro organizzazione mirata all'interno di un percorso di visita didattico. Il primo punto da affrontare sarà quello di individuare quando si iniziò a conservare il Risorgimento. Quando si iniziò una raccolta sistematica di oggetti, documenti e cimeli al fine di tramandare la memoria di fatti storici o di singole persone? Inevitabilmente l'analisi di questo fenomeno si intreccia con quello degli orientamenti storiografici sul Risorgimento, per cui la creazione di ogni nuovo museo di storia rappresenta la sintesi di un orientamento storiografico frutto di una determinata epoca che, nel caso del nuovo percorso di visita del Museo Centrale del Risorgimento di Roma inaugurato il 2 giugno del 2001, diventa una riflessione su circa centocinquant'anni di storiografia spesso con valenze interdisciplinari1. Il collezionismo di cimeli - intendendo questo termine nella sua accezione più ampia di oggetti, disegni, fotografie, documenti, armi, ecc. - legati a singole fasi risorgimentali si svolge quasi in contemporanea con gli eventi. Nel 1849 Stefano Lecchi realizzò il suo reportage fotografico sulle sfortunate vicende della Repubblica Romana, destinando la sua produzione verso un ben determinato circolo di collezionisti e di appassionati che utilizzava foto e ritratti per comporre i propri, personali, musei-collezione: una variante politica e storico-autobiografica dei Wunderkammera tanto cari alla tradizione del collezionismo occidentale. Si trattava di memorie in grado di rievocare specifiche vicende personali, passioni ed idealità. Un intento non troppo dissimile da quello seguito, circa trent'anni dopo da Alessandro Pavia per comporre il suo Album dei Mille, sul quale dovevano trovar posto i ritratti dei vari partecipanti alla spedizione garibaldina del 1860. Un prodotto che si rivolgeva sia ai Mille che alle città, al fine di recuperare i volti dei singoli protagonisti della più recente storia locale. Questo orientamento collezionistico è alla base della fondazione non solo del Museo del Risorgimento di Roma, ma di qualsiasi museo di storia otto-novecentesca in cui i collezionisti erano spesso gli stessi interpreti delle vicende, patrioti, soldati, liberali. A questo riguardo un'azione incisiva e di fondamentale importanza fu quella svolta dalle numerose Società dei veterani delle patrie battaglie, il cui scopo era quello di "tener viva la memoria dell'eroiche gesta di un'epoca tanto gloriosa" attraverso la raccolta di armi, stendardi, divise, distintivi, monete, ecc. Il carattere "militare" di queste associazioni di reduci (e quindi di collezionisti) spiega la presenza, assai numerosa in tutti i musei del Risorgimento, di armi, di uniformi, di insegne e bandiere risorgimentali che ha spesso ingenerato una sorta di confusione tra i musei del Risorgimento e i musei militari tout court come quelli, ad esempio, dell'Artiglieria, del Genio, della Fanteria o della Marina. Una confusione favorita anche dal fatto che singole sezioni di questi musei sono spesso dedicate alle guerre d'indipendenza nazionale. Questo fenomeno trova una ben precisa spiegazione storiografica ancorata all'interno della tradizione tardo-ottocentesca che identificava nelle guerre d'indipendenza, le tappe fondanti dell'unità nazionale, limitando cosí alla successione bellica la storia del Risorgimento, che si riduceva alla illustrazione delle singole battaglie e alla glorificazione dei vari episodi di valore individuale, gli eroi del risorgimento. Eroi che avevano spesso un forte radicamento locale, cosí come i luoghi che furono teatro di scontri particolarmente significativi, da Mentana a Castelfidardo, hanno visto, in epoche e periodi diversi, la creazione di musei incentrati sulla commemorazione di un singolo episodio, di per sé bastevole a giustificare la creazione di un percorso didattico. In questo modo si assiste al confronto di due esperienze diverse: da una parte il collezionismo del singolo, dall'altro una intera comunità che si identifica in un episodio storico e ne cerca di perpetuare il ricordo mediante la costruzione di un monumento o di un museo. La creazione del Museo Centrale del Risorgimento all'interno degli spazi del Vittoriano rappresenta a tutti gli effetti la sintesi compiuta di questi due orientamenti facendo rientrare la celebrazione del Milite Ignoto all'interno del suo percorso di visita. La prima idea per la creazione del Museo Centrale del Risorgimento di Roma, che sarà fin dall'inizio strettamente collegato con la storia dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano del quale rappresenta una delle attività, può essere rintracciata nel 1880, quando a ridosso della morte del re Vittorio Emanuele II avvenuta ne...We have made it easy for you to find a PDF Ebooks without any digging. And by having access to our ebooks online or by storing it on your computer, you have convenient answers with Visita al Risorgimento. Il Museo Centrale del Risorgimento di Roma. To get started finding Visita al Risorgimento. Il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, you are right to find our website which has a comprehensive collection of manuals listed. Our library is the biggest of these that have literally hundreds of thousands of different products represented.
Pages
112
Format
PDF, EPUB & Kindle Edition
Publisher
Gangemi Editore
Release
2005
ISBN
8849209797
Visita al Risorgimento. Il Museo Centrale del Risorgimento di Roma
Description: La ricostruzione delle vicende che hanno portato alla formazione delle collezioni presenti all'interno del Museo Centrale del Risorgimento di Roma deve partire da una premessa necessaria, volta a chiarire alcuni nodi fondamentali sulle dinamiche della conservazione delle memorie del Risorgimento e sulla loro organizzazione mirata all'interno di un percorso di visita didattico. Il primo punto da affrontare sarà quello di individuare quando si iniziò a conservare il Risorgimento. Quando si iniziò una raccolta sistematica di oggetti, documenti e cimeli al fine di tramandare la memoria di fatti storici o di singole persone? Inevitabilmente l'analisi di questo fenomeno si intreccia con quello degli orientamenti storiografici sul Risorgimento, per cui la creazione di ogni nuovo museo di storia rappresenta la sintesi di un orientamento storiografico frutto di una determinata epoca che, nel caso del nuovo percorso di visita del Museo Centrale del Risorgimento di Roma inaugurato il 2 giugno del 2001, diventa una riflessione su circa centocinquant'anni di storiografia spesso con valenze interdisciplinari1. Il collezionismo di cimeli - intendendo questo termine nella sua accezione più ampia di oggetti, disegni, fotografie, documenti, armi, ecc. - legati a singole fasi risorgimentali si svolge quasi in contemporanea con gli eventi. Nel 1849 Stefano Lecchi realizzò il suo reportage fotografico sulle sfortunate vicende della Repubblica Romana, destinando la sua produzione verso un ben determinato circolo di collezionisti e di appassionati che utilizzava foto e ritratti per comporre i propri, personali, musei-collezione: una variante politica e storico-autobiografica dei Wunderkammera tanto cari alla tradizione del collezionismo occidentale. Si trattava di memorie in grado di rievocare specifiche vicende personali, passioni ed idealità. Un intento non troppo dissimile da quello seguito, circa trent'anni dopo da Alessandro Pavia per comporre il suo Album dei Mille, sul quale dovevano trovar posto i ritratti dei vari partecipanti alla spedizione garibaldina del 1860. Un prodotto che si rivolgeva sia ai Mille che alle città, al fine di recuperare i volti dei singoli protagonisti della più recente storia locale. Questo orientamento collezionistico è alla base della fondazione non solo del Museo del Risorgimento di Roma, ma di qualsiasi museo di storia otto-novecentesca in cui i collezionisti erano spesso gli stessi interpreti delle vicende, patrioti, soldati, liberali. A questo riguardo un'azione incisiva e di fondamentale importanza fu quella svolta dalle numerose Società dei veterani delle patrie battaglie, il cui scopo era quello di "tener viva la memoria dell'eroiche gesta di un'epoca tanto gloriosa" attraverso la raccolta di armi, stendardi, divise, distintivi, monete, ecc. Il carattere "militare" di queste associazioni di reduci (e quindi di collezionisti) spiega la presenza, assai numerosa in tutti i musei del Risorgimento, di armi, di uniformi, di insegne e bandiere risorgimentali che ha spesso ingenerato una sorta di confusione tra i musei del Risorgimento e i musei militari tout court come quelli, ad esempio, dell'Artiglieria, del Genio, della Fanteria o della Marina. Una confusione favorita anche dal fatto che singole sezioni di questi musei sono spesso dedicate alle guerre d'indipendenza nazionale. Questo fenomeno trova una ben precisa spiegazione storiografica ancorata all'interno della tradizione tardo-ottocentesca che identificava nelle guerre d'indipendenza, le tappe fondanti dell'unità nazionale, limitando cosí alla successione bellica la storia del Risorgimento, che si riduceva alla illustrazione delle singole battaglie e alla glorificazione dei vari episodi di valore individuale, gli eroi del risorgimento. Eroi che avevano spesso un forte radicamento locale, cosí come i luoghi che furono teatro di scontri particolarmente significativi, da Mentana a Castelfidardo, hanno visto, in epoche e periodi diversi, la creazione di musei incentrati sulla commemorazione di un singolo episodio, di per sé bastevole a giustificare la creazione di un percorso didattico. In questo modo si assiste al confronto di due esperienze diverse: da una parte il collezionismo del singolo, dall'altro una intera comunità che si identifica in un episodio storico e ne cerca di perpetuare il ricordo mediante la costruzione di un monumento o di un museo. La creazione del Museo Centrale del Risorgimento all'interno degli spazi del Vittoriano rappresenta a tutti gli effetti la sintesi compiuta di questi due orientamenti facendo rientrare la celebrazione del Milite Ignoto all'interno del suo percorso di visita. La prima idea per la creazione del Museo Centrale del Risorgimento di Roma, che sarà fin dall'inizio strettamente collegato con la storia dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano del quale rappresenta una delle attività, può essere rintracciata nel 1880, quando a ridosso della morte del re Vittorio Emanuele II avvenuta ne...We have made it easy for you to find a PDF Ebooks without any digging. 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